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Obesità e stigma: quando il pregiudizio fa male

“Sii gentile, ogni persona che incontri sta combattendo una dura battaglia”

John Watson

 

“Dei ragazzi emettevano versi di animali (muggiti) fuori dal negozio in cui mi trovavo”

“Mia zia, quando ci veniva a trovare, non dimenticava mai di far notare a mia madre quanto fossi grassa”

“Ho avuto un medico di famiglia che mi ha guardato dall’alto al basso e mi ha detto: saresti una ragazza molto carina se perdessi un po’ di peso”

Sguardi di disapprovazione, commenti sul corpo… chi soffre di obesità è spesso esposto al giudizio altrui. È diffusa l’idea che egli sia il solo responsabile di questa condizione. Questa visione semplicistica non solo è inesatta, ma può rivelarsi pericolosa per chi ne soffre.

Lo stigma legato all’obesità è un fenomeno radicato nella società, alimentato da stereotipi e convinzioni errate. Vedere l’obesità come una semplice questione di forza di volontà ignora la complessità dei fattori genetici, psicologici e ambientali che ne influenzano la comparsa e il mantenimento. Questo pregiudizio rappresenta uno degli aspetti più debilitanti, ma spesso trascurato, del vivere in una condizione di obesità e ha un impatto negativo sulla salute fisica, psicologica, sociale e la qualità della cura delle persone affette da questa complessa malattia cronica.

Lo stigma nella vita di tutti i giorni

Quando si parla di stigmatizzazione del peso si fa riferimento a quegli atteggiamenti e credenze negative relative al peso che si presentano sotto forma di stereotipi, pregiudizi, trattamenti ingiusti nei confronti delle persone in sovrappeso o che soffrono di obesità.

La nostra società considera l’obesità come qualcosa di molto negativo, spesso legata alla scarsa forza di volontà di chi ne è affetto, mentre la magrezza è associata a bellezza, controllo e successo. Questa visione ostile si riflette nei numerosi stereotipi negativi che descrivono le persone affette da obesità come pigre, goffe, lente, senza forza di volontà, poco motivate a migliorare la propria salute, non aderenti alle raccomandazioni mediche, trascurate e personalmente responsabili della loro condizione di eccesso di peso.

La stigmatizzazione del peso si può presentare sotto svariate forme: commenti inappropriati, prese in giro, ma anche forme di esclusione sociale e persino di aggressione.

Nessuno è immune da questi pregiudizi sul peso, che sono stati rilevati in datori di lavoro, colleghi, insegnanti, personale medico-sanitario, amici, familiari e, persino, nelle stesse persone con obesità.

Le persone che soffrono di obesità devono, purtroppo, aspettarsi di essere vittime di pregiudizi in molti ambiti di vita quotidiana:

Luogo di lavoro. Ricerche scientifiche dimostrano che questa stigmatizzazione è presente sul luogo di lavoro, dove gli impiegati in condizione di sovrappeso o obesità possono subire, a causa del peso, penalizzazioni in ogni fase del ciclo lavorativo: selezione, collocamento, promozioni, incarichi, retribuzione, provvedimenti disciplinari e licenziamenti.

Scuola. Gli studenti affetti da obesità possono incontrare numerosi ostacoli, come per esempio molestie e rifiuti da parte dei coetanei, ma anche atteggiamenti negativi da parte dei docenti e altro personale scolastico. La scuola è il luogo principale dove avvengono le prese in giro sul peso e i giovani con obesità risultano più a rischio di subire bullismo rispetto ai coetanei normopeso.

Amici e familiari. Recenti studi mostrano che la stigmatizzazione del peso tocca anche le relazioni interpersonali e che le persone con obesità possono essere vittima di critiche, prese in giro e trattamenti ingiusti da parte dei loro amici e familiari.

I mezzi di comunicazione. I media offrono una fotografia dell’accettazione sociale dello stigma basato sul peso con una rappresentazione spesso negativa, ridicolizzata e stereotipata delle persone (sia adulti che bambini) affette da obesità in: film, serie tv, programmi di intrattenimento, cartoni animati, libri, riviste, internet. Queste rappresentazioni enfatizzano il ruolo della responsabilità personale nell’obesità, rafforzando l’idea di colpa e fallimento verso chi ne è affetto.

Ambiente sanitario. Sebbene possa sembrare controintuitivo, lo stigma sul peso è presente anche nell’ambiente sanitario e persino il professionista della salute meglio intenzionato potrebbe inavvertitamente manifestare atteggiamenti negativi nei confronti dei pazienti con obesità. Di conseguenza, nel percepire un ambiente giudicante, le persone con obesità potrebbero evitare o ritardare o cancellare screening di routine o trattamenti necessari. Negli studi sui principali motivi che portano a ritardare o cancellare visite mediche, le persone con obesità indicano generalmente: consigli per perdere peso non richiesti, imbarazzo a essere pesati, paura di esporre il proprio corpo, spogliarsi negli studi medici senza adeguata privacy, attrezzature mediche inadeguate (es. polsini per la misurazione della pressione troppo piccoli).

Gli effetti dello stigma

Come si può immaginare, lo stigma basato sul peso ha un forte impatto sul benessere emotivo e psicologico delle persone che lo subiscono: maggiore rischio di soffrire di depressione, bassa autostima, immagine negativa del proprio corpo, ansia, pensieri e comportamenti suicidari. Questa situazione è particolarmente preoccupante per i bambini, che sono più vulnerabili a questi impatti psicologici negativi. I bambini in sovrappeso che sono oggetto di presa in giro a causa del loro peso hanno un rischio due o tre volte accresciuto di sviluppare pensieri suicidari, rispetto a chi non riporta esperienze di questo tipo.

Interiorizzazione e circolo vizioso

Uno degli aspetti più insidiosi dello stigma è la sua interiorizzazione. Quando le persone con obesità iniziano a credere ai pregiudizi sociali e a considerare il proprio peso come un fallimento personale, il senso di vergogna e di colpa cresce. Questa condizione psicologica può generare ansia depressione e un abbassamento dell’autostima, alimentando un circolo vizioso che porta a comportamenti alimentari disfunzionali.

Molti studi dimostrano che chi subisce stigma per il proprio peso è più incline a episodi di abbuffata, a un rapporto conflittuale con il cibo e ad evitare attività fisica per paura di essere giudicato. Paradossalmente, lo stigma che pretende di “motivare” al cambiamento spesso ottiene l’effetto opposto, peggiorando la situazione e creando maggiori danni alla qualità di vita di quelli che creerebbe la condizione di obesità stessa, oltre a contribuire all’aumento di peso e al mantenimento di questa malattia complessa.

La dimensione sociale

Lo stigma basato sul peso è di ostacolo al bisogno fondamentale umano di appartenenza e di accettazione. Le persone riportano meno intenzione di conoscere e interagire con una persona estranea se è in sovrappeso e le persone con obesità tendono a ricevere meno supporto sociale. Perciò, il peso può divenire una barriera per le relazioni interpersonali e portare all’isolamento sociale, fattore di rischio per la salute e il benessere.

Contrastare lo stigma

La diffusione dello stigma ha spinto le associazioni scientifiche e gli esperti a confrontarsi sul tema e a produrre dei documenti che potessero fornire degli strumenti di supporto per limitare e diffondere un nuovo approccio culturale e sociale.

Già nel 2018 l’Italian Obesity Network ha sentito l’esigenza di preparare e diffondere un Manifesto con l’obiettivo di puntualizzare quattro azioni urgenti e concrete atte a contrastare lo stigma dell’obesità:

  • Abbandonare l’uso di immagini negative e di linguaggi inappropriati
  • Eradicare la discriminazione in ambito lavorativo e scolastico
  • Attuare politiche governative per favorire la disponibilità e l’accesso a cibo nutriente e sano
  • Impegnarsi per creare una relazione positiva, realistica e solidale tra medico e paziente

A marzo 2020 è stato compiuto un altro importante passo: è stato pubblicato un documento di consenso internazionale che si pone l’obiettivo di fornire strumenti utili per far cessare lo stigma sociale dell’obesità.

I principali punti di consenso del documento sono i seguenti:

  • L’atteggiamento di stigma verso l’obesità è rinforzato da opinioni distorte riguardo ai processi di regolazione del peso corporeo e dalla mancanza di evidenze scientifiche
  • Lo stigma nei confronti dell’obesità è inaccettabile nella società moderna e mette a rischio il rispetto dei diritti umani e sociali, nonché lo stato di salute delle persone con obesità
  • La ricerca ha indicato che lo stigma dell’obesità può determinare danni fisici e psicologici e ridurre la probabilità di ricevere un trattamento adeguato
  • La concezione diffusa che l’obesità sia una scelta e che possa essere semplicemente risolta con decisioni dei singoli (riduzione dell’introito calorico e aumento del dispendio energetico) non è supportata da evidenze scientifiche, che invece hanno rivelato il contrario. Tale concezione crea confusione nei messaggi divulgati dai mass media e può, inoltre, trarre in inganno i decisori in ambito sanitario, ridurre l’accesso a trattamenti basati sull’evidenza e compromettere la ricerca.
  • Lo stigma nei confronti dell’obesità rappresenta uno dei maggiori ostacoli alla prevenzione e al trattamento di malattie come l’obesità e il diabete mellito di tipo 2. Eradicare lo stigma è prioritario, non solo per rispettare i diritti umani e di giustizia sociale, ma per prevenire e trattare adeguatamente altre malattie.
  • Le Università, le organizzazioni professionali, i mezzi di comunicazione, le autorità di Sanità Pubblica e i Governi dovrebbero supportare programmi educativi per eradicare lo stigma nei confronti dell’obesità e facilitare la diffusione di una nuova percezione dell’obesità, coerente con le conoscenze scientifiche attuali.

Lo sforzo dei gruppi di esperti e delle organizzazioni scientifiche è lodevole, ma non bisogna mai dimenticare che ogni singolo individuo ha la possibilità di contribuire attivamente a eradicare l’atteggiamento sociale di stigma nei confronti delle persone con obesità utilizzando un linguaggio inclusivo, evitando la diffusione di immagini stigmatizzanti ed evitando azioni che possano isolare o emarginare le persone con obesità. Ognuno di noi può e deve essere parte attiva nella costruzione di un nuovo modello sociale e culturale.

In conclusione

Lo stigma legato all’obesità non è solo un problema individuale, ma è una questione sociale che richiede un cambiamento di prospettiva. Solo attraverso il rispetto, l’empatia e un approccio basato sulla scienza si può davvero supportare chi vive questa condizione, favorendo il benessere fisico e psicologico, senza il peso del giudizio. Solo abbattendo i pregiudizi e promuovendo una cultura dell’accettazione e del rispetto possiamo creare un ambiente più sano e inclusivo per chiunque, indipendentemente dal peso corporeo.

 

Bibliografia:

Di Pauli D. (2024), Obesità e Stigma, Positive Press.

Pellegrino F, Parrino C., Pasqua M. (2024), Psicologia della nutrizione. Comprendere i meccanismi alla base delle scelte alimentari, Spriger Healthcare Education